Brivido caldo

scritto da Annabelle
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 3 ore fa • Revisionato 3 ore fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: Brivido caldo
di Annabelle

Il fulcro della leggenda risiedeva in un paradosso sensoriale e carnale, custodito tra le confessioni di un vecchio manicomio criminale.

Clara viveva prigioniera di un inverno perenne dello spirito.
Dopo la misteriosa scomparsa di Marco, una fredda apatia le aveva addormentato il cuore, rendendola insensibile a ogni emozione, al dolore e persino al tocco del fuoco.
Passava le giornate immobile davanti al camino monumentale della sua dimora isolata, guardando le fiamme senza avvertire il minimo tepore.
La sua pelle era perennemente gelida, come marmo esposto alla tramontana.
Una notte di tempesta, un viandante bussò al portone della villa.
Era un uomo avvolto in un pesante mantello di lana grezza, dal quale esalava un calore quasi soffocante, visibile sotto forma di vapore denso nell'aria fredda dell'atrio.
Quando sollevò il cappuccio, Clara vide due occhi che ardevano di una luce fulva, vivida e febbrile.

"Posso restituire la vita ai tuoi sensi, Clara"
mormorò lo straniero,ed il suo respiro fece fiorire una strana nebbia calda nella stanza.
"Ma la mia terapia non cura il corpo, io dono autunno in brividi"

"Se puoi strapparmi a questo torpore di ghiaccio, prendi ciò che vuoi"
rispose Clara, offrendo la mano nuda.

Lo straniero fece un passo in avanti, annullando ogni distanza.
Le cinse la vita con un braccio flessibile e forte e quando le sue labbra cercarono quelle di lei, Clara non incontrò la carne di un uomo, ma l'essenza stessa del fuoco d'autunno.
Fu in quel preciso istante che lo avvertì per la prima volta:
Un brivido caldo.
Non era il calore accogliente di una coperta, ma una scossa elettrica e febbrile che le risalì lungo la spina dorsale, accendendole le vene come se vi scorresse metallo fuso, mentre la pelle d'oca le sollevava i peli per un terrore atavico che si confondeva con il desiderio.
Era un calore che spaventava, una febbre che faceva tremare.
Quella notte, lo straniero non svanì, ma pretese il suo compenso immediato.
La camera da letto di Clara, divenne un santuario di ombre e fiamme invisibili. L'uomo la spogliò lentamente; ogni tocco delle sue dita guantate lasciava sulla pelle nivee di Clara strisce di calore scarlatto che bruciavano di una sensualità dolorosa e magnifica.
L'atto d'amore che seguì fu una danza gotica tra il ghiaccio e la duna.
Clara gemeva di freddo mentre il corpo dello straniero la surriscaldava dall'interno, portando il suo sangue a temperature d'ebollizione.
Le lenzuola di seta fumavano sotto i loro corpi avvinghiati e l'aria della stanza divenne così densa e satura di un profumo di ambra e zolfo da rendere ogni respiro un tormento delizioso.
Per la prima volta dopo anni, Clara non era più una statua di marmo,
era un incendio.
Lo straniero possedeva il suo corpo con una foga disumana, implacabile, che consumava le sue forze, eppure le donava un piacere acuto, affilato come un rasoio.
Ogni bacio era un brivido che congelava l'anima nel terrore di quel potere oscuro, mentre la carne si scioglieva nel fuoco della passione.
Prima che la luce dell'alba potesse colpire i vetri, l'uomo si alzò dal letto, lasciando Clara sfinita, con la pelle percorsa da tremiti costanti e il cuore che batteva a un ritmo forsennato.

"Hai conosciuto il mio brivido"
sussurrò l'ombra sul limitare della porta, rivestendosi del suo mantello di lana grezza.
"Ora ne sarai schiava per sempre"
E svanì nel vento prima che i domestici, potessero intercettarlo.
I giorni seguenti furono un'estasi mostruosa.
Clara aveva ritrovato la sensibilità, ma distorta dalla natura infernale del brivido.
Quando toccava la neve nel cortile, le dita le bruciavano come se stesse stringendo carboni ardenti.
Se si avvicinava al fuoco del camino, veniva scossa da tremiti di freddo convulso, mentre il termometro nella stanza segnava temperature sahariane.
Il brivido caldo era diventato la sua prigione:
Una paura costante che le surriscaldava il sangue, facendola tremare dal terrore, dalla lussuria e dal calore allo stesso tempo.
Ben presto, l'equilibrio del suo corpo collassò sotto la spinta di quella febbre innaturale.
La notte dell'anniversario della scomparsa di Marco, Clara si svegliò immersa in un sudore bollente, eppure le battevano i denti per un strano freddo spettrale.
Nel buio della camera, l'ombra del viandante si stagliò nuovamente contro la finestra.
Il debito del brivido esigeva il saldo definitivo:
Il calore doveva consumare la carne, mentre il brivido doveva congelare l'anima.
Clara cercò di gridare, ma dalle sue labbra uscì solo un fumo denso, bollente e profumato d'ambra.
Sotto gli occhi dell'ombra, iniziò a tremare violentemente, scossa da spasmi di puro terrore gelido e memoria di quel piacere proibito, mentre dall'interno dei suoi pori cominciavano a sprigianarsi deboli fiamme azzurre.
Il contrasto era intollerabile:
La sua mente congelava nel terrore della morte, mentre il suo corpo bruciava vivo in una combustione spontanea che non lasciava fumo grigio, ma solo un vapore denso che odorava di zolfo e rose appassite.
Il mattino dopo, i domestici trovarono la camera intatta.
Sul letto non c'erano ceneri nere, ma una spessa lastra di ghiaccio, che fondeva senza bagnare le lenzuola, emettendo un calore che scottava chiunque provasse ad avvicinarsi.
Al centro del ghiaccio, intrappolata per l'eternità, vi era l'immagine di Clara, con gli occhi spalancati dal terrore e le labbra dischiuse in un ultimo, eterno brivido di estasi e fuoco.

Brivido caldo testo di Annabelle
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